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Firmino Miotti Vespaiolo


Breganze DOC

Vespaiolo

Vino bianco 100% da uve Vespaiola, coltivate sui colli vulcanici di Santa Lucia a Breganze.



Scheda PDF

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Note descrittive

La vendemmia viene effettuata manualmente, selezionando con cura i grappoli, che vengono trasportati in cassette da 10 kg.
Segue una pressatura soffice e la fermentazione a temperatura controllata di 18°C. Affinato per il 60% in vasche di acciaio inox con fecce fini in sospensione per un mese circa e un 40% in barriques di acacia con bâtonnage bisettimanali fino all’imbottigliamento.

Scheda tecnica

Uvaggio · 100% Vespaiolo
Denominazione · Breganze DOC
Provvenienza · Colle Santa Lucia a Breganze
Tipologia · Bianco fresco e minerale
Colore · Colore giallo paglierino
Temperatura di servizio · 10 °C

Al naso emergono eleganti note floreali di acacia e camomilla, con sfumature speziate di tabacco dolce e sentori di frutto della passione. Al palato risulta secco, pieno, con una leggera acidità che ne esalta la freschezza e una buona persistenza aromatica. Si abbina ad antipasti di pesce carpaccio) anche crudo (ostriche), asparagi alla bassanese, baccalà alla vicentina e torte salate.

Cenni storici

La Vespaiola

La presenza della vite nel Vicentino risale all’Era Terziaria. A Salcedo, lungo il fiume Chiavone, sono stati trovati fossili attribuiti all’Ampelophyllum, un’antica pianta appartenente alla famiglia delle vitacee. Nel secolo scorso, il naturalista A. B. Massalongo identificò l’impronta fossile di un grappolo d’uva e di una foglia di vite, suggerendo che da queste piante si siano sviluppate, dopo le glaciazioni, viti selvatiche e infine la Vitis vinifera. Un fatto importante per la viticoltura vicentina risale alla fine del 1200: a Vicenza fu promosso il disboscamento per fare spazio alla vite. Nel 1295 a Bassano fu redatto il Codice Vineale, uno dei primi documenti simili a un moderno disciplinare di produzione, con ben 345 articoli su vendemmia, vinificazione e vendita del vino, soprattutto bianco, soggetto a controlli severi. All’epoca la vite era coltivata bassa in collina, producendo vini bianchi alti di gradazione, mentre in pianura veniva coltivata alta su sostegni, producendo soprattutto vini rossi.

Nel Quattrocento, con l’arrivo della Repubblica di Venezia, il paesaggio cambia: sorgono ville e aziende agricole efficienti, e le vie fluviali vengono potenziate per trasportare il vino verso la laguna. I nobili vicentini ottengono privilegi e favori. In questo periodo si diffonde il Vespaiolo, citato anche in racconti storici: ad esempio, Carlo V ricevette botti di vino bresparolo durante il suo soggiorno a Sandrigo. Nel 1610 Andrea Scotto elogiò la produzione vinicola di Breganze, famosa per i suoi vini dolci. Anche Aureliano Acanti, nel 1754, esaltò i vini vicentini e il Vespaiolo, definendolo tra i migliori vini dell’epoca. Nell’Ottocento, la viticoltura vicentina cambia radicalmente: molti vitigni scompaiono e vengono introdotte varietà francesi. Nel 1855, una mostra agricola a Vicenza elencava oltre 190 varietà d’uva, tra cui la vespaiola (o bresparola), così chiamata perché molto amata dalle vespe.

L’origine della vespaiola è incerta: forse meridionale, forse francese, ma sicuramente introdotta a Breganze dai nobili vicentini per piacere ai veneziani in villeggiatura. Tuttavia, la coltivazione fu per lungo tempo limitata, proprio a causa delle vespe che rovinavano il raccolto. La situazione peggiorò con la fillossera e le guerre mondiali, rallentando la diffusione della vite. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Breganze avviò una rinascita viticola, puntando proprio sulla vespaiola. Nel 1969 arrivò il primo riconoscimento DOC per Breganze, che includeva anche il Breganze Vespaiolo, insieme ad altri vini rossi e bianchi.

La vespaiola è un’uva a bacca bianca, a maturazione tardiva, che richiede potature lunghe e cresce bene su terreni collinari vulcanici e ghiaiosi, soleggiati e ventilati. Il vino ha un colore paglierino con riflessi verdi, profumo elegante con note floreali (acacia) e fruttate (agrumi, mela cotogna), e una spiccata freschezza grazie alla sua naturale acidità. È un vino che può anche invecchiare bene. A Vicenza è tradizionalmente abbinato a piatti come asparagi alla bassanese e baccalà alla vicentina, ma accompagna ottimamente anche piatti di pesce, compreso il crudo.